Ci siamo già passati, non ci ricaschiamo!!!

Caro Rosso,

i fatti di questi giorni impongono una riflessione che non piacerà a tutti, e magari sarà tacciata di complottismo;  suggeriscono inoltre un’ analisi attenta della concatenazione perversa con altri eventi simili di cronaca, che tendono a riportare in auge vecchie contrapposizioni di anni bui passati a discriminare il diverso di razza e di idea. Siamo italiani, come lo eravamo negli anni ’70, passionali e facilmente strumentalizzabili dietro slogan e proclami. La moda del momento è “chiudete Casa Pound”. Tutti a gridare lo slogan e nessuno a chiedersi come mai l’anno scorso qualcuno abbia autorizzato una persona schedata e denunciata due volte, in cura farmacologica per depressione e diabete, con problemi relazionali con gli uomini ma non con gli extraterrestri, a tenere in casa «per uso sportivo» una 357 Magnum, una pistola capace di sfondare i muri. L’arma con cui Gianluca Casseri, il misantropo del terzo millennio, martedì scorso, ha compiuto la strage dei senegalesi a Firenze. Qualcuno dell’ ufficio che rilascia il porto d’armi  avrà perso il sonno, si spera. Qualcun altro non dorme la notte a pensare alle scempiaggini che dovrà dire e scrivere per soffiare sul fuoco acceso da questo gesto discriminatorio e folle, e mi sento di rimproverare in tal caso Michele Emiliano sindaco di Bari e Paolo Ferrero segretario di PRC, insieme ad altri politici che stanno giocando su questo tragico evento sempre e solo per racimolare voti. A questo aggiungiamo l’ informazione teleguidata che deve assolutamente ricompattare in questa fase critica i luoghi comuni dell’antifascismo nel momento in cui il “sistema plutocratico” che si è impossessato della nostra Nazione, comprende che l’usura, lo sfruttamento del Popolo, la distruzione di ogni salvaguardia sociale, non troverebbero più l’ appoggio nella rassegnazione dei tanti che finora hanno accettato, con notevoli disagi e restrizioni, le misure per combattere la crisi economica. Certamente il pazzo di Firenze è da condannare ed è da condannare ancor più aspramente il substrato culturale che incita all’ odio del diverso, inteso in tutti i sensi, dal diverso di colore al diverso di opinione. Sono convinto che sia proprio la diversità a rendere il mondo così bello, e credo che avremo molti meno problemi quando finalmente riusciremo a comunicare usando la stessa lingua, quella del confronto: è il momento di alzare la voce e di tutelare come non mai le nostre posizioni civili combattendo contro la prospettiva di miseria planetaria. Quello che mi pare di notare invece è che dinanzi a tali prospettive apocalittiche, in concorso tutti i media ed i personaggi pubblici, ritengono sia meglio alzare il polverone sull’ agguato di Firenze, il pogrom di Torino, la bomba ad Equitalia, e credo che l’elenco a breve verrà aggiornato, piuttosto che evitare la “guerra tra poveri”.

Dopo lo sgomento ed il cordoglio è ora di iniziare a ragionare sul serio. Sono troppi anche nella tranquilla Europa del Nord gli eventi tragici di sangue, dalla Norvegia al Belgio, e sono di appena due anni fa le rivolte degli immigrati a Parigi, io non credo davvero che sia nell’ interesse dei ragazzi scannarsi per strada, forse sarebbe un motivo per ovviare alla mancanza di un lavoro, di prospettive, ai foschi presagi pensionistici, al contrario penso che a guadagnarci sia solo l’oligarchia statale che sta marciando su tali eventi. Le avvisaglie dello scontro sociale in atto si potevano cogliere già tre anni fa quando per un giorno Roma ed in particolare piazza Navona diventarono teatro di scontro-odio politico tra studenti di destra e di sinistra. Studenti delle scuole superiori che volevano manifestare contro la riforma Gelmini, e poi invece si sono fronteggiati a suon di bastoni, cinghie, sedie e fumogeni, non a chi conosce meglio l’algebra. Così come nello scorso 15 ottobre, teatro sempre Roma ma stavolta S. Giovanni in Laterano e con un età media leggermente più alta, ricordiamo “er pelliccia”. La ricerca spasmodica del colpevole possibilmente delle forze dell’ordine, oltre che ideologica, ha nei fatti dato una grandissima mano a chi quella piazza la temeva sul serio.  In soldoni, a chiacchierarne, si fa il gioco di chi vuole squalificare una “rivolta” trasversale (che abbiano torto o ragione ai fini di questo discorso poco importa) condotta sino ad una settimana fa in un modo “nuovo“, rigettando in sostanza uno degli schemi più cari all’ ultimo ventennio politico, quello dell’atavica contrapposizione comunisti vs fascisti.

In fondo l’opinione pubblica di questo paese non è sempre stata accusata di “faciloneria“? E dunque cosa c’era di meglio che ricondurre un discorso di dissenso complesso e stratificato alla vecchia dicotomia tanto cara alla nostra classe dirigente? Questo è stato il vero grande errore di Piazza Navona, di San Giovanni, di Torino e ora di Firenze: permettere a chi si sentiva turbato dalla nuova e più profonda coscienza civile del cittadino italiano, di tornare finalmente al vecchio e comodo modello di pensiero. Ecco che infatti dopo questi tragici eventi si è passati a difendere la propria parte senza l’assillo di dover pensare o argomentare: il popolo italiano ha potuto sfoggiare a una serie di improperi che da troppi giorni erano rimasti chiusi nel cassetto: e allora giù di “fascisti/comunisti di merda!!”; “..tornate nelle fogne”; “ci fosse ancora Mussolini…”. E per un attimo dei motivi che hanno spinto un uomo di 50 anni ad uccidere e poi suicidarsi, delle ragioni delle proteste di piazza e degli operai di Trenitalia sulla gru a 30 metri d’ altezza nella stazione di Milano, del malessere sociale e dell’inasprimento delle disuguaglianze, degli scioperi in tutta Italia, non si è più parlato. Malgrado la maggioranza degli italiani stessi, non dei politici certo, ma studenti, lavoratori, pensionati, sia dell’una che dell’altra fazione, avessero invocato in ogni sede possibile, un ritorno all’ unità necessario ai fini della loro battaglia politica e di civiltà contro le imminenti lacrime e sangue. Perché in quelle piazze dove si sono consumati tumulti, in quelle strade dove si sono incendiati i campi rom, in quei mercati macchiati di sangue senegalese, camminavano insieme persone di destra e sinistra, discutevano elettori di Bersani e Berlusconi, stanchi se non esasperati dalla situazione politica. Ed è questo che spaventa le istituzioni e le forze politiche, come tutte le novità. E spaventa ancor di più il doversi confrontare con un fronte popolare trasversale che rigetta in tutto il sistema per come è diventato e per come affama e sfrutta.  Con l’avanzare della crisi, della disoccupazione e dell’impoverimento di massa, della disgregazione sociale e del rancore collettivo che diviene razzismo, probabilmente vedremo un ritorno alla violenza degli “anni di piombo”, e forse è proprio questa la strada sulla quale ci stanno spingendo. A meno che il conflitto sociale non imbocchi la strada giusta della lotta contro i poteri finanziari ed economici responsabili di una tale catastrofe e contro i loro comitati d’affari insediati nelle istituzioni. La scelta è tra il confronto sui temi ed il confronto puramente ideologico, tra la difesa di parte e la lucida critica della realtà. Ripeto a scanso di equivoci: che abbiano sul tema specifico torto o ragione l’una o l’altra parte, poco importa, ciò che conta è che finalmente in questo paese sembra essersi accesa, timida, una nuova concezione politica scevra da quella dicotomia storica che dagli anni 40 in poi ha di fatto paralizzato, ed in alcuni anni insanguinato l‘Italia in un duopolio di pensiero comodo e sbagliato. Sbagliato perché acritico.

Un saluto al netto dei pregiudizi

Il Nero

 

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